Vuole la tradizione che le frise – comprese quelle di farro – vengano lasciate asciugare completamente nel forno a legna per molte ore. Il calore costante e naturale del forno le rende croccanti e perfette da "sponzare", ovvero da ammorbidire con un po’ d’acqua prima di essere condite. Ogni fornaio ha la sua firma, ma la consistenza ideale è quella che si rompe sotto i denti e si ammorbidisce senza perdere struttura.
Una volta pronta, la frisa di farro si trasforma in un piatto straordinario con pochi ingredienti: pomodoro fresco, un pizzico di sale, olio extravergine d’oliva di qualità e magari un po’ di origano o qualche cappero. Pochi gesti e hai in tavola il sapore autentico del Salento.
Il farro, infine, è un cereale che piace sempre di più: è ricco di fibre, ha un indice glicemico più basso rispetto al grano moderno, ed è perfetto per chi vuole mangiare in modo sano senza rinunciare al gusto.

Qui in Puglia non è estate se ogni tanto (ma anche ogni poco) non si cena a base di frisa. Ma facciamo un passo indietro. Sapete tutti che cos’è la frisa? Si tratta di una pagnotta tagliata in orizzontale a metà e seccata in forno: la potete trovare di grano o d’orzo, a seconda dei vostri gusti, ecco qui un video di come si produce la frisella.
La Frisella Pugliese
La frisella era, un tempo, il pane dei poveri, quello sempre buono, da mettere da parte per i tempi duri e da riportare alla vita semplicemente con un pò d’acqua. Allora bastava una frisa, un pò d’olio, di sale e un pomodoro e la cena era servita.
